GLI ALTRI FOTOGRAFI


Cesare Cameli

Una storia imaginifica
di  Gabriele Cavezzi


            La storia dell’attività fotografica sambenedettese ha inizio nella seconda metà dell’Ottocento grazie ad un giovane monteprandonese, Cesare, figlio di una famiglia di coltivatori diretti benestanti, i Cameli, unico maschio insieme a tre femmine: Rosina che sposerà Sgattoni Nazzareno (nonno di chi scrive), Elisa che sposerà Battista Sgattoni, ed Annunziata che avrà per marito Francesco Cavezzi, l’altro mio nonno. E’ stato indispensabile fare questa premessa genealogica per capire come da quel precursore siano derivati tanti individui dediti nelle generazioni successive alla stessa professione, appunto... la fotografia!

            Cesare, su suggerimento di alcuni signori del luogo, viene inviato a Roma ad apprendere il mestiere che si sta affermando, soprattutto in ambito borghese, cioè quello della fotografia, un’attività che avrà un altro iniziatore locale in campo dilettantistico, il conte Ignazio Brancadoro e nella vicina Ripatransone il Marchese Alessandro Bruti Liberati
            Il nostro personaggio ben presto impara l'arte e torna a San Benedetto del Tronto e visto che due delle sorelle hanno sposato due agricoltori che lavorano per conto dei Brancadoro, decide di aprire uno studio in città.

            Della sua attività, in un locale di via XX Settembre, abbiamo numerose testimonianze documentarie; su tutte ci piace ricordare quella dell’archeologo tedesco Teodoro Momsen, che per codificare efficacemente le sue scoperte archeologiche in area Truentina, si avvale della sua collaborazione e lo cita nel lavoro scientifico che produrrà successivamente.

            Siamo in un periodo in cui San Benedetto sta diventando un polo turistico di rilevanza e Cesare ha rapporti con tutti i pittori che si avvalgono della sua opera per riprendere scenari da rappresentare nei loro dipinti: Chatelain, De Carolis, Pauri, Mussino, ecc. (direttamente o indirettamente,  come è il caso di De Carolis che usa una sua macchina fotografica ma che si avvale del laboratorio di Cameli per lo sviluppo delle lastre).
            Nel frattempo egli ha costruito un villino sulla riva del mare e vi ha trasferito oltre alla residenza anche lo studio.

Il nostro personaggio ha una passione straordinaria per la caccia ed è in questa attività che lo ritroviamo spesso rappresentato accanto ad un cane, l’ultimo dei quali gli farà compagnia anche durante lo sfollamento, fino alla soglia dei suoi 90 anni, ed a cui dedicherà un quadro ad olio. Questa passione lo porta in contatto con le numerose personalità di rango che allora frequentano la caccia e che faranno parte del suo entourage di prestigio.
            Ma la sua opera viene esercitata anche per quanti scelgono San Benedetto del Tronto come luogo di soggiorno estivo ed è in uno di questi incontri che finisce per doversi cimentare in duello.
            
Cesare è sempre rimasto scapolo, coltivando la passione per le donne in maniera consequenziale al suo stato di maschio libero, spesso troppo audace. Ha forse insidiato una signora romana ed il marito cerca lo scontro per risarcirsi dell’onore violato.
             La vicenda è sintetizzata in un verbale in cui si fanno anche i nomi dei protagonisti e dei testimoni.
             Tra questi ultimi c’è un personaggio famoso, maestro di scherma, passato alla storia per i suoi successi olimpici ed internazionali nell’arte schermitoria, Agesilao Greco.  E’ stato proprio quest’ultimo, come mi raccontava il vecchio parente, ad aver condizionato il risultato della sfida, in quanto, prima dello scontro, su esplicita sua richiesta, in quanto privo di qualsiasi cognizione della disciplina, 
si era fatto dare alcune istruzioni sui colpi da usare nella sfida.


             Vertenza (vedi immagine sotto)

              Cameli Cesare – Avv. Giuseppe Chiara
             in seguito ad alcune lettere vivaci scambiatesi

 

                      Verbale di scontro
                    10 Novembre 1894

 

     Questa mane alle ore 11 in San Benedetto del Tronto e precisamente nell’Albergo
della Ferrovia, si sono riuniti il Sig. Filippo Bocci Bonafede e il Sig. Giovanni
Battista  Savi come rappresentanti del Sig. Giuseppe Chiera, ed il Sig. Agesilao Greco
ed il Sig. Leandro Santucci come rappresentanti del Sig. Cesare Cameli,  per comporre
la vertenza insorta fra i loro rappresentati a difesa del loro onore e della loro riputazione.
     Convenuti i quattro rappresentanti ed esaminati i termini della quistione, i secondi del
Cameli senza discussione accordarono ai secondi del Chiera la scelta delle armi e le
condizioni, ma prima di fare appello alla sorte delle armi, i quattro rappresentanti
tentarono tutti i mezzi possibili per conciliare gli animi e comporre amichevolmente
la vertenza.
     Ciò essendo riuscito vano, per la ferma volontà dei rappresentati, a malincuore i
quattro rappresentanti determinarono di pieno ed  unanime accordo che il duello avesse
luogo con la sciabola esclusi i colpi di punta.
    Il combattimento sarebbe cessato appena uno dei duellanti fosse ferito.
    La direzione dello scontro è affidata al Sig. Greco.
    Il combattimento avrà luogo lo stesso giorno alle ore 4 pomeridiane in località  da destinarsi.

in fede:
Filippo Bocci Bonafede
Giovanni Battista Savi
Agesilao Greco

 

            Verbale (vedi immagine sotto)

              In seguito alla scontro avvenuto il 10 Novembre 1894 alle ore 4 pomeridiane in un salone del palazzo di proprietà della Sig.ra Contessa Montani in Santucci, in San Benedetto del Tronto.

             Conforme agli accordi presi nella riunione avvenuta lo stesso giorno alle ore 11, fra i sottoscritti rappresentanti del Sig. Avv. Giuseppe Chiera e Sig. Cameli Cesare, alle ore 4 pomeridiane di oggi, nella indicata sala ebbe luogo uno scontro alla sciabola fra i Sig.ri Avv. Chiera e Cameli.

             I duellanti impugnarono le armi, previo il saluto cavalleresco e il Direttore del terreno comandò l’attacco.

           Al primo assalto, dato con colpi precisi e sicuri e colla massima lealtà dall’una e l’altra parte, l’Avv. Chiesa riportò una ferita lunga 6 centimetri sull’occipite sinistro, che dai chirurgi fu dichiarata guaribile in sei giorni.

           I duellanti si portarono da perfetti gentiluomini, senza aver menomamente violata alcuna legge cavalleresca, e si separarono dopo essersi stretta la mano.

            Onorati del mandato loro conferito, i sottoscritti hanno redatto in triplice copia il presente verbale.
in fede:
     Filippo Bocci Bonafede

     Giovanni Battista Savi

     Agesilao Greco

 

            Essendo però quella dei duelli una pratica vietate dalla legge, all’indomani del confronto Cesare Cameli  deve fuggire in Francia, da cui rientrerà l’anno successivo, allo scadere della contumacia di legge, ma avendo con
l'occasione ulteriormente affinata la sua tecnica fotografica che in quel tempo in Francia era veramente all'avanguardia.

            Nel frattempo egli aveva avuto diversi giovani collaboratori a cui con grande onestà aveva tramandato i suoi segreti professionali e la responsabilità dell’esercizio del suo studio.

            Ricordiamo tra i primi ed i più attivi successori Benedetto Caselli che darà anch’egli origine ad una scuola e discendenza di fotografi, Lagalla che si trasferità a Teramo, Giuseppe Sgattoni, suo nipote e figlio di Rosina, che prenderà il suo posto ma che si trasferità anche a lui a Teramo sposando una Lagalla, Lino Romandini, pronipote, che si trasferità in Argentina, Aristodemo Cavezzi figlio della sorella Annunziata emigrato poi in America del nord, ecc.

            Da queste ramificazione discenderanno poi, oltre ai fratelli Giuseppe e Giorgio Sgattoni, figli di Elisa Cameli, in società per alcuni anni con Coccia, Giovanni Romandini nipote di Rosina Cameli, Allevi Francesco e Napoletani nipoti di Giovanni Romandini.

            Nel frattempo c’è un fotografo che non incontra grande successo professionale e che è impegnato soprattutto a lavorare per un ceto minore, come quello vicino a dove abita (all’imbocco di Via Laberinto): Luigi Rossi, detto “lu mute” per il suo handicap uditivo.   I più anziani ricordano le sue due vetrinette appese davanti casa e nel vicolo della vecchia Posta, ove facevano mostra alcune foto, soprattutto destinate a carte di identità dei suoi clienti  (famose quelle del vicolo! Le foto non pagate e non ritirate venivano esposte capovolte … a testa in giù …) Un interprete comunque commovente nel suo impegno iconografico e benvoluto da tutti
           
Un filone di attività fotografica originale ed indipendente, affermatosi soprattutto nel campo della cronaca, è
quello che inizia con Silvio Baffoni, proveniente dal fermano, e che avrà in Carlo, suo figlio, un autentico protagonista nella pubblicistica sportiva, turistica e mondana della città. Le sue foto sono oggetto di rappresentazione su riviste e giornali locali ed ancora oggi costituiscono un prezioso patrimonio di memoria cittadina. A lui succederà il figlio Mario che  cesserà poi l’attività dopo alcuni anni, trovandosi la fotografia in quegli anni ad affrontare frontiere sempre più difficili a causa delle nuove tecnologie incalzanti.
             A
ltro fotografo storico da ricordare poi è  Umberto Traini, che da giovane, dopo due anni di apprendistato fatti a Roma presso un' affermato  studio fotografico di ritratti per artisti , torna a San Benedetto e apre un proprio studio prima in Via Pizzi e poi, nel 1929 in via Risorgimento.

Vertenza - Verbale


Gabriele Cavezzi è nato il 24 Maggio 1933 a Porto d’Ascoli (allora sotto Monteprandone) ma dai primi mesi di vita è vissuto sempre a San Benedetto. Ha coltivato fin dalla giovinezza, insieme ad altre passioni, come quelle dell’Atletica Leggera, la voglia di scrivere, sia in senso cronachistico che storiografico, affiancando a questa quella per la fotografia;
infatti insieme ad altri amici è stato uno dei primi soci fondatori del Fotocineclub Sambenedettese.

Professionalmente ha trascorso oltre 30 anni della sua vita al servizio dell’Ospedale Civile, di cui ha vissuto le vicende sin dagli anni in cui il nosocomio aveva sede in via Pizzi, terminando la carriera in qualità di dirigente  amministrativo nel Servizio di Igiene e Sanità Pubblica di Piazza Nardone.

Ha collaborato con numerosissimi scritti su giornali scolastici, militari e nazionali, ma soprattutto locali, quali “La Vedetta”, di cui è stato anche direttore responsabile, “lu Campanò”,  “Espresso Rossoblu”, “Mariner”, “Riviera delle Palma”, ecc. 

Da oltre venti anni è presidente dell’Istituto di Ricerca delle Fonti per la Storia della Civiltà Marinara Picena, di cui cura la rivista semestrale “Cimbas”.
Ha collaborato con contributi scientifici nella redazione di diverse opere storiografiche, locali, nazionali ed internazionali, prevalentemente sui temi legati ai rapporti con il mare
.

Gabriele Cavezzi