SILVIO, CARLO E MARIO BAFFONI
 
  Il capostipite Silvano Baffoni meglio conosciuto come Silvio è nato ad Ancona il 5 gennaio 1878 da Andrea e da Elisa Fattori. Dapprima capitano dell’esercito viene trasferito a Teramo e dopo il matrimonio con Ida Tempera, figlia di un ferroviere, si trasferisce a Giulianova e poi a Fano ove avvia l’attività fotografica.
   Dopo aver avuto dalla moglie due figli, Enrico e Carlo, emigra con l’intera famiglia per l’Argentina  ove eserciterà anche lì  la professione di fotografo. Rientrato in patria a seguito della Prima Guerra Mondiale, pur di adempiere ai compiti verso la Patria e di non essere dichiarato disertore, si trasferisce a Giulianova e poi a San Benedetto del Tronto dove apre, nel 1918, il suo primo studio in via Pizzi e successivamente sul viale della Stazione. Cavaliere del Lavoro è morto a San Benedetto del Tronto l’11 settembre  1943.
   Enrico è nato a Fano il 7 febbraio 1901, fotografo prima assieme al padre, poi in  proprio a Forlì ed infine a Fabriano. E’ morto in Ancona sotto i bombardamenti aerei della Seconda Guerra Mondiale.
   Carlo è nato a Fano il 7 febbraio 1903 ed ebbe sin da giovanissimo a seguire l’attività paterna a San Benedetto del Tronto. 
   Reporter della vita paesana e valido documentarista di immagini durante la Seconda Guerra Mondiale in occasione dello sfollamento ebbe a continuare la sua attività pure in Contrada Val d’Aso sotto il Comune di Montalto delle Marche ove poi aprirà una succursale. Anche lui Cavaliere del Lavoro, per molto tempo corrispondente fotografico per il “Messaggero” è morto a San Benedetto del Tronto il 4 giugno 1976. 
    A Carlo è succeduto poi il figlio Mario che per diversi anni ha continuato l’attività del padre per poi cessarla, trovandosi la fotografia in quegli anni ad affrontare frontiere sempre più difficili a causa delle incalzanti nuove tecnologie.
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CARLO  BAFFONI "il fotografo"
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     Oltre la scheda anagrafica di cui sopra, qui  parliamo proprio di Carlo, o meglio “Carletto” per gli amici, il più amato dei fotografi sambenedettesi. Non è che i suoi colleghi non fossero bravi o benvoluti, ma per Carlo, io e tanti altri amanti della fotografia, sentivamo qualcosa in più, come –mi si passi l’esempio- per il Caffè Sciarra rispetto gli altri bar, o per il cinema Pomponi rispetto alle altre sale cinematografiche.
     Il suo laboratorio - anzi la sua bottega, mi piace di più – in un elegante slargo lungo il viale della stazione, era un via vai di clienti che andavano da lui per sviluppare il rullino Ferrania o Agfa.
    Anche seppur suscitava un certo timore
reverenziale in noi giovani fotoamatori   era  comunque sempre pronto e disponibile
a elargire utili e preziosi consigli e tutti uscivano soddisfatti sia per la bravura di Carlo  che per la gentilezza della sua devotissima moglie (che spesse volte, conoscendo il mio interesse, mi stendeva sottobanco bobine e bobine di vecchi rullini negativi di archivio che sarebbero dovuti andare al macero –perlopiù di contenuto sportivo-)
    I contesti più abituali in cui ricordo “il nostro fotografo” sono soprattutto due: l’interminabile spiaggia di San Benedetto del Tronto e il Campo Sportivo “Fratelli Ballarin” (per favore non chiamiamolo stadio). Con almeno due macchine fotografiche appese al collo – la Leica non mancava mai – percorreva instancabilmente la battigia dalle prime ore del mattino sino al solleone di mezzogiorno, con i piedi nell’acqua sciabordante.
    Alla sera lo trovavi immancabilmente sulla punta del molo nord per fotografare il rientro dei motopescherecci.
    Non c’era mamma che non gli chiedesse la foto con il figlioletto in braccio, giovane coppia di fidanzati o sposini in luna di miele che non desiderassero immortalare un magico momento; e così la ragazza poco più che adolescente che voleva fermare per sempre i giorni della prepotente esplosione della bellezza del proprio corpo. Carlo accontentava tutti con una grande gentilezza e signorilità: non era il convenevole scontato  di chi pensa a fare buoni affari, ma il compiacimento di chi aiuta altri –giovani mamme, fidanzati, sposi -  a bloccare l’attimo della voglia di vivere, prima su un a strisciolina di celluloide e poi su cartoncino che col tempo sarebbe divenuto sempre più giallo e struggente.
    Finiva l’estate e nell’arco di qualche settimana iniziava il campionato di calcio e con esso l’ulteriore attività di Carlo Baffoni:
il fotoreporter sportivo. La Sambenedettese allora era una solida squadra di serie B  e Carlo che cosa faceva? La domenica seguiva la squadra, in casa e fuori: inchiodato dietro alla rete del portiere avversario, attendeva come un falco che l’attaccante della Samb facesse goal; la foto che fermava l’impresa del calciatore sarebbe stata poi affissa in bella mostra in una bacheca che il nostro metteva a disposizione dei tifosi sambenedettesi.
    Insomma, Carlo era anche un gran tifoso che mai , però, si rese protagonista di un comportamento che fosse appena sopra
le righe: un gentiluomo al bordo del campo.
    E per ultimo, Carlo era poi il fotografo delle grandi occasioni e delle cerimonie. Non c’era prima Comunione o matrimonio in cui non fosse lui a sparare le foto alla giovane coppia o al bambino vestito a festa. Anche io conservo scrupolosamente alcuni suoi scatti preziosi, ricordi indelebili della mia vita, oltre a foto, cartoline, lastre e negativi vari che mi hanno accompagnato nel mondo della passione fotografica.
    La sua bottega è stata sempre un punto di riferimento anche per le novità tecnologiche e per i servizi innovativi alla clientela.      Quando la Kodak infatti attivò il  rivoluzionario “servizio laboratorio” dei rullini nelle principali città, con le famose auto gialle, la prima raccolta in zona fu iniziata proprio presso la Ditta Carlo Baffoni, in viale della Stazione n.27 esattamente il martedì 14 marzo 1967, come dalle pubblicità dell’epoca che apparvero su riviste e giornali

                                                                                                          Gianfranco Marzetti